Astrofotografia sulla nebulosa Pellicano NGC 5070

Nuova ASI 2400 MC Pro prime prove Astrofotografia sulla nebulosa Pellicano NGC 5070
Luca Fornaciari Astrofotografia Fotografia Adobe

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Fare astrofotografia sulla nebulosa Pellicano (NGC 5070) vi darà accesso ad una enorme nebulosa ad emissione adatta a focali sia corte che lunghe.

La nebulosa Pellicano è una vasta regione HII nella costellazione del Cigno. Qui l’abbondanza di idrogeno ionizzato rende la scena cosmica adatta sia alla fotografia a banda stretta, sia a banda larga e richiede preferibilmente un sensore in grado di vedere l’emissione H-Alpha dell’idrogeno ionizzato.

Ho fotografato questa regione un paio di volte, prima con una camera monocromatica e filtri ultra banda stretta da 3.5 nanometri, integrando un bicolor di appena 50 scatti da 300” per Ha e Oiii.

Nebulosa Pellicano IC 5070 astrofotografia
QHY 163M | Antlia Ha:Oiii | Sky-Watcher 200/800 f/4 | 50×300” HA | 50×300” Oiii

Successivamente, durante i test del filtro Optolong L-extreme, sono tornato su questo soggetto fotografandolo con una camera a colori ASI 2400.

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Consigli e idee per fare astrofotografia sulla nebulosa Pellicano NGC 5070

Nome: nebulosa Pellicano
Catalogo: IC 5070, IC 5067, LBN 350
Tipologia: nebulosa a emissione
Magnitudine: 8.0

Periodo per fotografarla dall’Italia

Culmina a mezzanotte nella seconda metà di agosto, il periodo ideale per fotografarla va da giugno a ottobre.

Lunghezza focale consigliata (riferimento sensore APS-C da 23.6×15.6mm)

Dagli 800 mm in su vi dedicherete alla zona più dettagliata della nebulosa. Facendo però parte di un sistema molto più grande che include anche la nebulosa Nord America, è possibile fotografare questa regione già da focali molto corte (150-200 mm) per apprezzare il panorama ionizzato nebulare.

Reflex modificata obbligatoria

Si, per quanto si possa sempre tentare di fotografare oggetti nebulari ionizzati, questa nebulosa è composta prettamente da idrogeno ionizzato. Sarà determinante avere un sensore in grado di vedere l’emissione H-Alpha di questo gas.

Filtri astronomici da utilizzare

Per le nebulose ad emissione, premesso che l’utilizzo di filtri a banda larga porterà sempre ad una rappresentazione completa e gradevole, è possibile utilizzare anche filtri selettivi a banda stretta. Dai multibanda stretta per camere a colori (tipo L-eNhance, L-eXtreme, Nebula Booster, ecc..), ai singoli filtri Ha:Oiii:Sii preferibilmente su camere monocromatiche. Potremo quindi comporre splendide immagini in banda larga, in banda stretta, o produrre fotografie che includano entrambe le acquisizioni.

Questo genere di oggetti, essendo ionizzato ed avendo quindi un’emissione principale su specifiche frequenze, permette di poter fare astrofotografia deep sky anche da cieli notevolmente inquinati (entro un certo limite), proprio servendosi di soluzioni a banda stretta.

Per i più esperti

Con nebulose ionizzate di questo tipo possiamo progettare fotografie più o meno impegnative:

  • Banda larga: se fatta con camera a colori è sufficiente un’unica sessione con un filtro a banda larga.
  • Bicolor in banda stretta: con camera a colori utilizziamo filtri multibanda stretta tipo Optolong L-eXtreme o filtri singoli a banda stretta H-Alpha e Oiii, ma in questo secondo caso otterremo risultati decisamente migliori con un sensore monocromatico. Con filtri multibanda basterà un’unica integrazione, mentre con filtri selettivi singoli dovremo realizzare due differenti acquisizioni, una per Ha e una per Oiii.
  • Tricromia in banda stretta: da montare in Hubble Palette o in altre combinazioni, va realizzata con i tre filtri selettivi H-Alpha, Oiii e Sii. Per quanto sia possibile usarli su camere a colori, i risultati migliori li avremo con sensore privo del filtro di Bayer. In questo caso abbiamo bisogno di eseguire tre differenti sessioni.
  • Combinazioni Ha:RGB, Ha:Oiii:RGB, LRGB o altro. In questo caso uniamo sessioni a banda larga con sessioni in banda stretta e, nel caso di un sensore monocromatico, possiamo acquisire anche un canale di luminanza. Qui dobbiamo mettere in contro di realizzare molteplici sessioni dedicate ai vari filtri. I risultati saranno notevoli, ma è la combinazione sicuramente più impegnativa in termini di tempo, dotazione e competenza.

Con la vostra camera CMOS astronomica potreste provare ad utilizzare la modalità a basso guadagno, impostando il gain nel punto dove il read noise scende drasticamente. In questa soluzione le stelle satureranno prima rispetto all’utilizzo a gain zero, ma avrete una migliore digitalizzazione delle sfumature scure. Non avendo grandi stelle nel campo questa soluzione potrebbe essere preferibile, specialmente se usiamo filtri selettivi a banda stretta.

Per intenderci, rispetto ad esempio ai tre preset ZWO, utilizzate il preset che imposta il gain nel punto il cui il read noise scende come si vede chiaramente in questo grafico rosso.

Acquisite tanto, integrate tutto con PixInsight o Deep Sky Stacker acquisendo sempre gli scatti di calibrazione dark, flat e dark flat e buon lavoro!

Luca Fornaciari

Luca Fornaciari

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