Astrofotografia HDR sulla nebulosa Occhio di Gatto NGC 6543

Astrofotografia HDR sulla nebulosa Occhio di Gatto NGC 6543
Luca Fornaciari Astrofotografia Fotografia Adobe

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In questo nuovo breve articolo vi parlo di un esperimento di astrofotografia HDR sulla nebulosa planetaria Occhio di Gatto NGC 6543.

Vi racconto la storia di uno scatto che inseguo da anni e che, pur essendo solo un primo tentativo andato a buon fine che potrò senz’altro migliorare in futuro, rappresenta per me un traguardo di un percorso paziente e metodico che alimento da anni e che porto avanti ogni giorno, anno dopo anno, sempre con grande passione e motivazione.

La nebulosa Occhio di Gatto (NGC 6543) è una nebulosa planetaria di circa 1000 anni di età nella costellazione del Draco, situata a circa 3300 anni luce dal nostro pianeta.

È un oggetto particolare e non scontato da fotografare.

PARTIAMO DALLA ZONA CENTRALE

L’occhio centrale è una piccola nebulosa interna di appena 16 arcosecondi che nasconde una stella Wolf-Rayet 10.000 volte più luminosa del nostro Sole.

Questo nucleo nebulare ha una morfologia incredibilmente complessa, studiata negli anni da tanti astronomi grazie alle immagini della camera Wide Field Planetary Camera 2 (WFPC2) del telescopio spaziale Hubble e alle osservazioni a raggi X del Chandra X-Ray Observatory.

Non è l’unica nebulosa planetaria ad avere strane strutture di bolle ed ellissi nella parte più interna. In generale la classe di nebulose planetarie ellittiche presentano spesso caratteristiche simili, come gli ellissoidi bitorzoluti (le punte alle estremità della nebulosa centrale) che troviamo anche in NGC 7009.

LA ZONA ESTERNA

La nebulosa esterna invece, composta principalmente da idrogeno e ossigeno ionizzati, è modellata dai venti stellari in sottili filamenti. La nebulosa Occhio di Gatto appartiene ad un’altra categoria speciale di nebulose planetarie chiamate “multiple shell planetary nebulae”, proprio per questi molteplici involucri in espansione. La zona esterna contiene probabilmente i resti dell’iniziale di perdita di massa della stella.

FOTOGRAFARE LA NEBULOSA PLANETARIA OCCHIO DI GATTO

Avevo già fotografato questa planetaria concentrandomi soltanto sull’involucro filamentoso esterno. Come spesso accade le planetarie hanno una parte centrale molto luminosa, ben distante dalla magnitudine dell’involucro debole esterno.

Come per la nebulosa Anello ad esempio, si rischia facilmente di saturare il nucleo centrale se ci si dedica esclusivamente all’acquisizione delle parti deboli, perdendo così parte dell’oggetto.

Quest’anno, potendo finalmente fotografare a lunga focale, ho iniziato a lavorare seriamente sull’acquisizione delle piccole nebulose planetarie, trascurando i risultati estetici, ma concentrandomi sulla comprensione delle tecniche da acquisire e da replicare. Questo è il primo risultato “pubblicabile” di tante prove realizzate su una ventina di nebulose planetarie diverse, fotografate negli ultimi tre mesi con appena un’ora o due di integrazione ciascuna.

Nebulosa Occhio di Gatto NGC 6543 in HDR in banda stretta - Cat's Eye Nebula con Tecnosky RC10 f/8, ZWO ASI 2400, Optolong L-eNhance, AZEQ6-GT
Astrofotografia HDR sulla nebulosa Occhio di Gatto NGC 6543
SETUP:
Tecnosky RC10 f/8 | ZWO ASI 2400 | Optolong L-eNhance | AZEQ6-GT

Mentre la zona esterna è stata fotografata con pose da 300 secondi per un totale di circa dieci ore (insufficienti per una buona rappresentazione dell’alone esterno e che presto andrò ad integrare), la parte interna mi ha portato via diverse notti di tentativi.

Considerate i miei attuali limiti che in futuro potrò superare:

  • Avendo l’RC10 soltanto in prova non ho montato un focheggiatore elettronico, e focheggiare a mano per un’acquisizione del genere è sconsiderato.
  • Il campionamento del setup in bin1 è di 0.61 arcsec/Pixel, che richiede quantomeno una notte di seeing ben al di sopra della mia media.

Gli insuccessi delle prime tre notti di distinguere qualche semplice forma della nebulosa interna li ho avuti alternando pose mediamente brevi (tra i 60 e i 120 secondi), ad esperimenti di live stack con scatti da 1 a 5 secondi.

Alla fine ieri notte, durante l’ultimo tentativo, ho ottenuto il risultato che vedete acquisendo in live stack un’ora e mezza di segnale integrando pose da 30 secondi. Complice la serata, le impostazioni, la messa a fuoco o un mix delle tre, finalmente sono riuscito a ottenere una piccola immagine della nebulosa centrale (che trovate nell’angolo in alto a destra della fotografia) che ho potuto integrare all’immagine dell’alone esterno.

NUOVAMENTE: PERCHÉ L’ASTROFOTOGRAFIA È LA DISCIPLINA PIÙ APPASSIONANTE CHE ABBIA SCOPERTO

Ha la capacità di offrirvi grandi sfide solitarie che saprete superare soltanto mettendo alla prova la vostra perseveranza e il vostro studio individuale, ma contemporaneamente ha un grande potenziale di condivisione e di coesione con gli altri. Per me questa immagine, sicuramente modesta agli occhi di esperti astrofotografi, rappresenta un traguardo personale iniziato nel 2016 con la scoperta delle opere magnifiche dell’astrofotografa Cristina Cellini sulle nebulose planetarie. Una fonte di ispirazione che continua a motivarmi nello studio e nella comprensione delle tecniche che spero un giorno possano portarmi vicino al suo livello.

Spero di poter migliorare presto questa fotografia integrando più segnale sulla parte debole esterna e reintegrando i colori di una ripresa RGB in banda larga.

Consigli e idee per fare astrofotografia HDR sulla nebulosa Occhio di Gatto NGC 6543

Nome: nebulosa Occhio di Gatto
Catalogo: NGC 6543, 7ZW 759, C 6, PK 96+29.1
Tipologia: nebulosa planetaria
Magnitudine: 8.1

Periodo per fotografarla dall’Italia

Culmina a mezzanotte nella seconda metà di agosto, il periodo ideale per fotografarla va da metà aprile a fine luglio.

Lunghezza focale consigliata (riferimento sensore APS-C da 23.6×15.6mm)

Il nucleo centrale è grande appena 16”, mentre l’involucro esterno misura circa 5.8′. Per poterla fotografare ad una focale che permetta di apprezzare quantomeno la struttura filamentosa esterna servono focali dai 700/800 mm in su.

Reflex modificata obbligatoria

Si, questa nebulosa planetaria è composta prettamente da idrogeno ionizzato e ossigeno. Se l’ossigeno è visibile anche a sensori non modificati, sarà però utile avere un sensore in grado di vedere l’emissione H-Alpha (idrogeno ionizzato).

Filtri astronomici da utilizzare

Per le nebulose planetarie, premesso che l’utilizzo di filtri a banda larga porterà sempre ad una rappresentazione completa e gradevole, è possibile utilizzare anche filtri selettivi a banda stretta. Dai multibanda stretta per camere a colori (tipo L-eNhance, L-eXtreme, Nebula Booster, ecc..), ai singoli filtri Ha:Oiii:Sii preferibilmente su camere monocromatiche. Potremo quindi comporre splendide immagini in banda larga, in banda stretta, o produrre fotografie che includano entrambe le acquisizioni.

Questo genere di oggetti, essendo ionizzato ed avendo quindi un’emissione principale su specifiche frequenze, permette di poter fare astrofotografia deep sky anche da cieli notevolmente inquinati (entro un certo limite), proprio servendosi di soluzioni a banda stretta.

Luca Fornaciari

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